Direzione creativa nella politica: la campagna di Zohran Mamdani analizzata da Studio Kubla
Attenzione: questo non è un post politico, non ha niente a che fare con schieramenti o tifoserie. È un’osservazione su come, ancora una volta, un buon visual e una buona direzione artistica possano essere applicati in campi molto diversi tra loro soprattutto quando sono pensati con consapevolezza e strategia.
Oggi voglio parlare di un altro campo dove la comunicazione visiva può apportare numerosi vantaggi e che spesso viene sottovalutato.
Di esempi ne abbiamo moltissimi: dai manifesti politici russi di Rodčenko fino al più iconico Hope di Obama firmato da Shepard Fairey. Ma proprio poco tempo fa un nuovo esempio di visual legato alla politica è emerso con grande forza, e stiamo parlando del visual studiato per il nuovo sindaco di New York, Zohran Mamdani.
Tutto, in questa campagna, è stato studiato con estrema precisione dal designer Aneesh Bhoopathy dello studio Forge. Ciò che colpisce è la coerenza e la forza con cui ogni elemento visivo contribuisce a costruire un’identità accessibile, comunitaria e profondamente newyorkese.
Bhoopathy ha raccontato che la campagna si è ispirata ai vivaci colori primari che caratterizzano la città: le bodegas, i taxi gialli, i carretti degli hot dog e tutte quelle piccole attività che danno vita al tessuto urbano. Il carattere tipografico, con le sue ombre vintage e linee marcate, richiama i cartelli dipinti a mano che ancora si trovano nei quartieri del Queens e del Bronx.
«In breve, è New York» ha dichiarato Bhoopathy e in effetti lo è: una città multiforme, energica, stratificata, che la grafica riesce a restituire con immediatezza e affetto.
L’identità visiva della campagna rompe con le convenzioni del design politico tradizionale. Il logo semplicemente Zohran, scritto a mano come fosse il nome di un amico si ispira alle insegne dei negozi di quartiere più che agli emblemi istituzionali.
Questa scelta comunicativa, firmata da Forge Design e realizzata con la collaborazione del designer Tyler Evans , trasmette un senso di vicinanza e autenticità: un marchio che le persone riconoscono e vogliono indossare.
La combinazione cromatica è altrettanto significativa. L’uso di arancione e blu sostituisce i tradizionali rosso, bianco e blu delle campagne americane. È una tavolozza calda e familiare, che cita il paesaggio quotidiano di New York: i taxi, la segnaletica della metropolitana, i neon dei piccoli esercizi, le vecchie divise dei Knicks e dei Mets. Allo stesso tempo, l’arancione evoca le origini indiane del candidato, è il terzo colore della bandiera indiana, creando un ponte simbolico tra la sua identità personale e quella collettiva della città.
Secondo David Schwittek, professore di media digitali al Lehman College, la forza della campagna risiede nel suo legame con la realtà urbana: «Evoca il tessuto operaio di New York che non solo sostengono la città, ma ne riflettono la ricchezza culturale».
Anche Gavan Fitzsimons, economista alla Duke University, sottolinea l’effetto emotivo del design: l’atmosfera retrò e ottimista richiama inconsciamente tempi politici più felici, generando fiducia e nostalgia.
Come ha osservato Court Stroud della New York University, “la giocosità del design di Mamdani ha creato un marchio che i sostenitori volevano indossare e condividere. È un esempio di come il visual design, se usato con intelligenza, possa rendere la politica autentica e motivata dalla comunità.”
La campagna Zohran per New York City è diventata un fenomeno virale: dai poster arancioni e blu sui pali del Bronx fino al merchandising Hot Girls for Zohran, indossato da Emily Ratajkowski e altre celebrità. Un’estetica riconoscibile, radicata nella cultura di strada e nella vitalità della città.
Come scrive Rivista Studio, la vera forza del progetto grafico non è la rottura stilistica in sé, ma la capacità di raccontare la politica come esperienza condivisa. «Ogni manifesto sembra uscito da un circolo di quartiere più che da un’agenzia pubblicitaria», spiega Bhoopathy. «Ogni colore, ogni ombra ha una storia dietro».
Lontano dai codici visivi istituzionali, Mamdani ha scelto la vitalità disordinata della città: un’estetica del vissuto più che del potere.
La conclusione è semplice ma cruciale: un buon progetto di direzione creativa non è generico, né sicuro, ma specifico e deliberato.
Il successo del caso Mamdani dimostra che il visual design, quando nasce da un’analisi culturale profonda, può costruire ponti tra politica, comunità e quotidiano. E che la direzione artistica, se consapevole, non appartiene a un solo ambito, ma è un linguaggio trasversale, capace di cambiare la percezione delle cose.